Sempre più omofobia: effetto Salvini?

L’inchiesta de L’Espresso di questa settimana fotografa un’Italia da «caccia all’omo». Ne è la prova l’interminabile serie di «botte, insulti e diritti negati» rappresentata da una linea del tempo che occupa tutte le dodici pagine dell’inchiesta solo per elencare i soprusi degli ultimi tredici mesi.

L’omotransfobia in cifre

Ci sono i numeri dell’omotransfobia che è inopportuno definire allarmanti, piuttosto si tratta di numeri impressionanti. Sono 119 le storie, fra le quali 4 omicidi, riportate dalla stampa nell’ultimo anno (monitoraggio dei media di Arcigay del 17 maggio 2018), ma esse sono ben distanti dal rappresentare un dato completo a causa del timore che spinge molti a non denunciare.

Sempre più spesso non può essere considerata la propria famiglia il rifugio sicuro nel quale trovare sostegno. Sono state circa 400 le violenze familiari perpetrate nei confronti di ragazzi e ragazze di età compresa tra i 12 e i 25 anni; una volta trovato il coraggio di dichiarare la propria omo/bi/transessualità, il coming out si traduce nell’inflizione di punizioni umilianti e violenze fisiche all’interno di una perdurante segregazione dentro le mura domestiche (report 2018 di Gay Help Line). In questo contesto permane e si alimenta il pregiudizio per cui ancora il 15,1% degli italiani mantiene una visione negativa della LGBT community e tra questi connazionali il 5,2% esprime disgusto, il 5% pensa che tale comportamento sia contro natura, il 2,9% chiama in causa l’esibizionismo e il 2% il vittimismo (studio Euromedia Research 2018 per Gay Center).

«Vieni qua che ti sistemiamo»

Ci sono le parole dell’omotransfobia a dare l’idea di che cosa si cela dietro queste cifre. Il primo episodio a poche ore dall’inizio del 2019, «Frocio fermati, ti facciamo la festa di capodanno!» ma fortunatamente la macchina con la quale scappare non era lontana. «Pezzente, voi froci siete peggio degli zingari» e questa volta la macchina non c’era per scongiurare la rivendicazione gerarchica dell’odio di chi ha tatuate delle croci celtiche. Altre volte l’insulto («culattoni di merda, rotti in culo») non consiste in un singolo episodio che si cerca di dimenticare, ma rappresenta l’inizio di un’escalation che culmina con 30 litri di benzina da cospargere nella casa veronese delle due vittime.

Come dimenticare poi l’estate appena trascorsa fra le continue strutture alberghiere che da nord a sud rifiutavano ogni cliente non rientrante nella loro medioevale concezione di normalità. L’odio è a tal punto cieco, da essere arrivato a manifestarsi anche verso sospetti omosessuali; è il caso dei due muratori di Bologna che stavano recuperando insieme una bottiglietta d’acqua in macchina e sono stati furiosamente aggrediti da chi pensava si stessero appartando.

La responsabilità del Governo giallo-verde

L’inchiesta del settimanale denuncia come il preoccupante livello di odio sia figlio del «nuovo clima politico» in cui gli italiani sembrano sempre meno colorarsi di tinte arcobaleno e sempre più in preda a un sentimento di avversione verso chi è dipinto come “diverso”. Non a caso, il focus de L’Espresso parte dal primo giorno di entrata in carica del Governo Conte (1 giugno 2018): 22 aggressioni omotransfobiche a giugno, 17 a luglio e un trend che non accenna a diminuire, contro una media precedente (che sembrava già enorme) di 9 aggressioni al mese.

Si può perciò parlare di clima di odio alimentato dal “Governo giallo-verde”? No, occorre essere più attenti. Il MoVimento 5 stelle, pur nel suo comportamento ambiguo di fronte alla Legge Cirinnà, ha dato plurime manifestazioni di idem sentire verso una legge che contrasti l’omotransfobia. Dai garofani rosa in Aula (per ricordare i deputati britannici all’atto dell’approvazione del matrimonio egualitario) al bacio in bocca al compagno di banco, durante la scorsa legislatura dai pentastellati è arrivato il sostegno all’introduzione di una “aggravante omotransfobica” per i reati penali. Diventato forza della maggioranza, il M5s – attraverso il Sottosegretario alle Pari opportunità Spadafora – è comparso all’onda Pride 2018 e in più occasioni ha ribadito l’auspicio verso una legge contro l’omotransfobia (auspicio tuttavia privo di alcun richiamo nel “contratto per il governo del cambiamento”).

Monica Cirinnà (PD) e Vincenzo Spadafora (M5S) al Pompei Pride 2018

L’effetto Salvini

Dunque, è più corretto parlare di clima d’odio alimentato da un “effetto Salvini” che tenta di gonfiare le sacche del suo consenso con sparate contro gli omosessuali allo scopo di avvicinare al suo movimento politico i rigurgiti più integralisti del nostro Paese. Dopo aver definitivamente liberato gli italiani dalla vergogna di definirsi razzisti, il Segretario della Lega sta legittimando il pensiero omotransfobico concedendo spazio politico a esponenti di organizzazioni laiche e religiose che lo alimentano. Non è dato sapere se il suo agire sia unicamente dettato da una contingente esigenza elettorale, ma non può passare inosservata l’abilità con cui Matteo Salvini sta convincendo molti – omosessuali, bisessuali e transessuali inclusi – delle proprie ragioni. Se questo clima già desta preoccupazione, quale scenario potrebbe alimentarsi nel caso in cui tali ragioni fossero le sole al governo del Paese?

Diego Baldoni

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