USA, in vigore il ban sui militari transgender: 13.700 posti di lavoro a rischio

Da ieri è entrato ufficialmente in vigore il ban per le persone transgender nelle forze militari statunitensi, una divieto voluto da Donald Trump nel luglio del 2017 e che ha fatto discutere tutto il mondo, in particolare le associazioni LGBT e la comunità scientifica, ancora una volta contrariata dalle politiche scellerate del Presidente.

A rischiare il posto di lavoro sono circa 13.700 militari transgender degli Stati Uniti, secondo i numeri del Palm Center, che sarebbero licenziati qualora emergesse il bisogno cure mediche correlate alla transizione di genere per alleviare i sintomi. Inoltre, le persone con disforia di genere non saranno più idonee ad intraprendere la carriera militare, tutti dovranno prestare servizio secondo il sesso alla nasciata, mentre chi ha avuto in passato episodi di disforia dovrà dimostrare di sentirsi stabilmente maschio o femmina coerentemente con il proprio sesso biologico da almeno 3 anni.

Un divieto grave che mette a rischio il lavoro, la libertà e la stessa salute di migliaia di persone, come sottolineato dal Palm Center: «Il fondamento logico alla base del divieto dipende dalle distorsioni scientifiche che l’American Psychological Association e l’American Psychiatric Association hanno condannato sin da subito. Facendo eco al principio della politica del “don’t ask don’t tell”, le persone transgender saranno costrette a lasciare l’esercito o a prestare servizio in silenzio, con la paura che esprimendo qualsiasi forma di angoscia possano essere considerate inadatte».

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