Discriminazione a scuola: per l’88% gli omosessuali sono tra i più a rischio

In occasione della Giornata Internazionale contro le Discriminazioni, Save the Children ha condotto, tra più di duemila studenti di scuole secondarie di primo grado, un’indagine sulla discriminazione in età scolare.

Il sondaggio è stato realizzato da SottoSopra, il Movimento Giovani di Save the Children, in collaborazione con l’Invalsi nell’ambito della campagna #UpPrezzami, campagna italiana che adotta come motto “Non fermarti all’etichetta” e utilizza il simbolo del codice a barre per sottolineare la necessità di superare la tendenza a giudicare gli altri con superficialità, quasi marchiandoli e ingabbiandoli all’interno di stereotipi.

Proprio questo il dato che emerge dalla ricerca condotta, una difficoltà a superare la visione stereotipata dell’altro che conduce, anche i giovanissimi, ad atti discriminatori.

Dati alla mano, infatti, è elevatissima la percentuale di ragazzi che sostiene che ci siano delle categorie più a rischio per via dell’etichetta che gli viene affibbiata. Ben l’88% degli intervistati ritiene che tra questi vi siano gli omosessuali, seguiti da persone di colore (82%), di religione islamica (76%), poveri (71%), persone con disabilità e arabi (67%), asiatici ed ebrei (53%).

Ciò che emerge da questa ricerca è grave ma, purtroppo, non sorprendente. Ben 9 studenti su 10 hanno dichiarato di essere stati testimoni di comportamenti discriminatori nei confronti di loro amici e compagni. Il 61% degli intervistati ha subìto sulla propria pelle atti di bullismo, tra questi il 19% sostiene di essere stato emarginato dal gruppo, il 17% ha visto diffondere voci denigratorie sul proprio conto, il 16% è stato deriso, mentre 1 su 10 ha subito furti ed episodi di violenza fisica. In tutti questi casi le motivazioni dichiarate a fondamento di tale fenomeno riguardano ancora una volta la sessualità, il colore della pelle, lo status economico e disabilità corporee.

Tra i ragazzi vittime di discriminazioni solo il 32% decide di parlarne in famiglia, un altro 32% preferisce confidarsi con gli amici, mentre ben il 31% non si rivolge a nessuno. Solamente 1 intervistato su 20 ha deciso di parlare con gli insegnanti, dato che fa riflettere se pensiamo che è la scuola, con il 45% dei casi, ad essere il luogo principale in cui gli studenti assistono e sono vittime di azioni discriminatorie, subito dopo vengono la strada (30%) e i social (21%).

Appare evidente, dunque, che discriminazione e stereotipo viaggino su due binari paralleli e quanto sia radicata la tendenza a giudicare l’altro incastrandolo in un’etichetta, quasi ad assolutizzare una sua caratteristica in base alla quale lo si definisce, di fatto, disumanizzandolo. Comportamento, questo, talmente radicato che spesso si tende a giustificare o sminuire atti del genere, basta pensare che quasi il 13% degli studenti intervistati ha risposto che “picchiare i compagni di classe odiosi significa solo dargli una lezione”.

Daniele Sorbo Filosa

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