Gay con disabilità: Riccardo ci racconta la sua esperienza con app e siti di incontri

Tempo fa abbiamo trattato il tema “sessualità e disabilità” in un’intervista a Luca, un ragazzo gay con disabilità che ci ha introdotto a un mondo molto diverso di quel che immaginavamo, fatto di approcci con persone che hanno timore del “diverso” o, al contrario, di “devotee”, vale a dire ragazzi attratti da persone con disabilità, fino a farne un fetish.

Torniamo sull’argomento con Riccardo, un quasi 29enne che festeggerà il compleanno il giorno di Pasqua, anch’egli nella stessa condizione di Luca. È una delle poche volte che a chiederci l’intervista è l’intervistato stesso, proposta che abbiamo accettato volentieri dopo aver scambiato qualche battuta con quello che si è rivelato un ragazzo di grande sensibilità e intelligenza.

Prima di iniziare l’intervista, Riccardo ci ha raccontato di essere single, come si suol dire, “per scelta degli altri”, di aver avuto qualche esperienza poi finita perché l’altra persona non voleva vivere la storia alla luce del sole, per svariate ragioni. Come ciascuno può immaginare, le difficoltà nell’instaurare una relazione seria e duratura per una persona con disabilità è ancora più difficile. Cerchiamo di esaurire tutte queste difficoltà nell’intervista di oggi.

Una foto di Riccardo al Pride

L’intervista

Come ti approcci su Grindr a un nuovo ragazzo? Parli subito della tua disabilità o preferisci prima entrare in confidenza?

Personalmente preferisco dirlo subito. Tengo a precisare che non giudico chi si comporta in maniera diversa, però preferisco che si sappia subito. Anzi, le domande nel merito le accolgo con piacere, in quanto a mio avviso denotano interesse. Penso inoltre che dichiararlo subito riduca drasticamente le perdite di tempo prezioso sia da una parte che dall’altra: da un lato io riduco le possibilità di interagire con persone abiliste, dall’altro chi vuole una persona cosiddetta “sana” evita di perdere il suo tempo con me, o almeno si spera.

Ah dimenticavo… Devo confessarvi che in realtà siete l’unico collegamento a Grindr che seguo. Ho visto alcuni salva schermo del vero Grindr e non mi sono piaciuti, per cui la verità è che non mi sono mai iscritto. Al contrario apprezzo le tematiche trattate da questa pagina, ed è una delle ragioni per le quali vi ho chiesto di intervistarmi, e vi ringrazio per questa possibilità offertami. Utilizzo per lo più Romeo, Badoo, e i gruppi Facebook a tematica LGBT* .

Non vuole essere un confronto tra migliori e peggiori, ma è semplicemente che i profili sono più filtrati. È anche vero che Romeo consente i profili senza foto, con i quali non interagisco volentieri, in quanto la foto non è un fattore unicamente estetico, ma testa soprattutto la veridicità del profilo, al di là dei nostri gusti personali.

Ti è mai accaduto di avere a che fare con persone che avessero poco tatto nel troncare una conversazione o che addirittura ti abbiano offeso?

A proposito di offese vere e proprie posso ritenermi abbastanza fortunato, tanto che le tratterò per ultime, un po’ meno per quanto riguarda l’assenza di tatto. È frequente che, non avendo magari il coraggio di perpetrare un’offesa gratuita oppure un semplice rifiuto come farebbero con una persona normodotata, tanti ti dicano “con questo carattere non andrai mai lontano”, peccato che magari ti abbiamo visto solo una volta o due, tra cui una di un’oretta passata a chiacchierare al bar, e l’altra a letto a fare sesso. Quindi uno non avrebbe il tempo materiale di conoscere il carattere di nessuno.

In tema di offese sulle app, sono stato offeso solo una volta da una persona che avevo approcciato. Non so bene il motivo, penso che si trattasse del fatto che lui cercasse persone della sua città o regione. Mi scrisse che non sarebbe mai venuto a Grosseto, che mi dovevo guardare perché avevo un occhio in qua e uno in là, che ero un meridionale senza arte né parte, pure rosso, e che le mie “gambe paralitiche” (testuali parole) gli facevano impressione; aggiunse che i complimenti che mi aveva fatto erano per alleviare le sofferenze di un povero infelice.

Trovi che usando le app o i social approcciarsi a un ragazzo sia più facile o più difficile che dal vivo?

Dare una risposta univoca è difficile in quanto i fattori in gioco sono tanti e non c’è solo la disabilità. Io, ad esempio, sono molto meno spigliato dal vivo, e questo vale anche se dall’altra parte c’è una persona che mi apprezza. Per me, quindi, app e social aiutano a rompere il ghiaccio, anche soltanto scrivendo “sei carino” ad un ragazzo. Molte mie conoscenze sono iniziate così.

Poi c’è anche il fattore geografico. Capita che una persona sia realmente interessata a te, ti trovi carino, simpatico, divertente… Ma abiti a 400 km da casa tua. In questo momento difficile per la nostra Italia purtroppo ci sono tante persone che non hanno la possibilità di spostarsi come vorrebbero. Mi è capitato di conoscere un ragazzo che mi piace e da cui sono ricambiato, ma non è iniziata una vera frequentazione a causa dei molti chilometri di distanza e della disoccupazione di entrambi. Quindi penso che le app abbiano fattori positivi e negativi: avvicinano da un lato, facendoti conoscere persone che forse diversamente non incontreresti mai, ma non sono in grado purtroppo di ovviare al problema degli spostamenti fisici, che per una persona disabile contano inevitabilmente di più, a prescindere dal tipo di relazione cercata.

Poi io vivo a Grosseto, la maggior parte di coloro i quali si iscrivono sulle app di incontri fotografano il proprio corpo omettendo il viso. Quando avevo meno esperienza li contattavo, ma puntualmente questi facevano richieste strane, come per esempio incontrarmi senza alcun accompagnatore. Come avrete potuto vedere dalla mia foto, io mi sposto su una sedia a rotelle, per cui incontrare senza accompagnatore è una richiesta prima di tutto impossibile all’atto pratico, e poi anche un po’ offensiva, quasi come se al posto di una persona di nostro gusto si stesse cercando un membro o un buco per ospitare i propri membri.

Che ragazzi erano quelli che sei riuscito a incontrare dal vivo? Si tratta solitamente di ragazzi che hanno una disabilità, di “devotee”, …?

Mi spaventa abbastanza la figura del devotee. Per me un ragazzo può essere attraente sia che sia completamente normodotato, sia con una disabilità. Ma capirete che molte disabilità (tra cui la mia in primis) certamente non aiutano l’approccio con tutti i tipi di disabilità possibile.

Mi è capitato, per esempio, di approcciare un ragazzo del basso Lazio. Lui ha accettato la mia avance, scusandosi però, perché per lui sarebbe stato difficile venire a Grosseto a prescindere. Di conseguenza ho incontrato solo ragazzi senza disabilità, ma se un domani mi dovesse capitare di conoscere un ragazzo disabile con un buon grado di autonomia per me è una persona come tutte le altre, e quindi non vedo perché non dovrei trovarla attraente, solo perché magari zoppica un po’, ad esempio.

Se per tipo intendiamo tipo fisico, allora in generale sono attratto dal tipico gay bear (sia più giovane, tipo 30 anni, sia daddy), però non sono “fissato nella pietra”, come dicono gli inglesi. Sono tanti i fattori che entrano in gioco, per questo mi piace dare sempre una possibilità a chi si pone con rispetto ed educazione, anche se magari è magro ed è alto quanto me.

La sessualità quando viaggia insieme alla disabilità è quasi un tabù: cosa pensi che si possa fare per superare questo tabù?

Sarebbe bello poter rispondere “no, ma cosa stai dicendo? Le persone disabili fanno sesso come tutte le altre!” ma non sarebbe la verità. Credo che il primo input debba essere dato dalle famiglie, vi parlo da persona che non ha avuto questa fortuna. Le famiglie devono capire in primis che essere disabile non vuol dire necessariamente essere impotente, ma che solo alcune disabilità comportano l’impotenza, quindi è giusto che chi lo desidera provi piacere, e possa scegliere se farlo all’interno di un rapporto sentimentale o sessuale.

Bisogna poi iniziare a parlare di sessualità nelle scuole anche dal punto di vista delle persone disabili, e non solo a titolo di educazione sessuale generica (cosa che comunque non viene ancora fatta in tutte le scuole), altrimenti la società di domani continuerà ancora a vederci come angioletti asessuati da trattare bene perché sono sfortunati e che non possono fare sesso.

Ho letto con i brividi lungo la schiena di mamme che masturbano i propri figli disabili; per quanto possano farlo con amore, lasciamo che le mamme facciano le mamme! È giusto che chi ha esigenze solo carnali sia libero di vivere di rapporti carnali, in questo senso si sta facendo strada anche in Italia la figura dell’assistente sessuale che tanto viene demonizzata dai più. Personalmente sono favorevole, sia in quanto io per primo ho difficoltà a praticare autoerotismo da solo, sia perché non è vero che queste persone sono equiparabili alle prostitute, perché non esiste un corso di formazione per prostitute, mentre esiste il corso di formazione per assistenti sessuali.

Per coloro che dicono che la persona disabile si potrebbe innamorare, rispondo che sta a chi si occupa della persona in questione valutare la sua sensibilità, e capire se sia il caso di ricorrere all’assistenza sessuale.

Da quel che ho capito però sei interessato più all’affetto che al sesso. Come mai?

Niente più e niente meno perché siamo tutti diversi. Come per il mondo “abile”, esistono persone disabili che vogliono sposarsi, convivere, avere figli eccetera… ed altre che vogliono fare solo sesso.

A 19 anni volevo fare sesso perché non lo avevo mai fatto ed ero curioso, adesso ovviamente ho ancora gli impulsi sessuali come qualsiasi altra persona. Mi capita di provarci con persone soltanto a livello sessuale, ma prima di tutto è molto difficile che queste mi soddisfino anche di testa, anzi, molto spesso – quasi sempre – questi incontri non si concludono con il raggiungimento di un piacere reciproco, ma solo con il mio piacere. E penso che questo denoti un disagio abbastanza evidente.

Solo un paio di persone mi hanno confessato di essere nervose e temere di farmi male (magra consolazione!). Inoltre, mi sento pronto mentalmente per avere quantomeno la mia prima relazione. Sì, a 28 anni non ho mai avuto un fidanzato. Non è una gara contro nessuno, semplicemente quando ero piccolo credevo di essere etero e sognavo di avere una moglie, da grandicello ho capito di essere gay, ed il mio sogno è diventato quello di avere un marito. O meglio, uno dei miei sogni.

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