Tutti gli altri Brunei: l’omofobia di Stato nei Paesi membri dell’ONU

A partire dallo scorso 3 aprile in Brunei l’omosessualità è punita con la pena di morte per lapidazione. La questione ha avuto un’eco particolare poiché George Clooney ha lanciato una campagna di boicottaggio nei confronti degli alberghi di proprietà del sovrano del Brunei, presenti anche a Roma e Milano.

Ma in quanti altri paesi del mondo sarebbe impossibile vivere per chi è attratto da persone del suo stesso sesso? Di leggi anti-omosessuali ne esistono ancora vergognosamente troppe, molte sono il pretesto con cui sanguinosi regimi eliminano scomodi avversari politici, altre sono figlie dell’integralismo religioso il cui odio è cavalcato dal sovrano di turno così da aumentare il consenso legittimante il suo potere assoluto.

L’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (ILGA), nella sua Conferenza mondiale di Wellington dello scorso marzo, ha aggiornato le mappe delle leggi sull’orientamento sessuale che evidenziano “l’omofobia di Stato”. Secondo il direttore esecutivo di ILGA André du Plessis è però necessario un cambio di approccio: «In passato abbiamo guardato il continuum delle leggi, dal lato estremo della pena di morte fino a quello dell’uguaglianza dei matrimoni. Quest’anno, la fascia più alta dello spettro è laddove esiste una protezione costituzionale contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Le costituzioni di 9 paesi menzionano esplicitamente l’orientamento sessuale come terreno protetto dalla discriminazione. Ciò dimostra quanti cambiamenti si stanno davvero realizzando in tutto il mondo, con una protezione crescente in tutte le regioni, anche se un semplice sguardo a queste mappe è sufficiente per vedere quanti Stati stanno negando i diritti alle nostre comunità e quanto lavoro deve ancora essere fatto».

Il Brunei va aggiunto agli attuali 6 Stati membri delle Nazioni Unite che impongono la pena di morte per atti sessuali consensuali dello stesso sesso, in 4 di loro (Iran, Arabia Saudita, Yemen, Sudan) viene applicato a livello di Stato; in 2 (Somalia, Nigeria) è implementato solo in specifiche province. Ci sono altri 5 Stati (Pakistan, Afghanistan, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Mauritania) dove tale pena rimane una possibilità giuridicamente possibile. In altri 26 Paesi chi è accusato di essere omosessuale può trovarsi recluso da un minimo di 10 anni fino all’ergastolo. Almeno 32 Stati membri delle Nazioni Unite hanno messo in atto disposizioni che limitano la libertà di espressione delle persone, incluse le leggi di propaganda che vietano la promozione delle relazioni sessuali “omosessuali” o “non tradizionali”; 41 Stati pongono barriere alle ONG che lavorano su questioni di orientamento sessuale per essere registrate o legalmente gestite.

Sconforta che il numero di Stati membri delle Nazioni Unite che vieta la terapia di “conversione” è ancora pari a tre, malgrado la migliore scienza medica rifiuta categoricamente la pratica da anni. Conforta come disposizioni giuridiche volte a proteggere dalla discriminazione sul lavoro sono ormai una realtà nel 38% degli Stati, leggi che puniscono atti di incitamento all’odio, alla discriminazione o alla violenza basati sull’orientamento sessuale presenti in 39 Stati e in 42 esitono maggiori sanzioni penali per reati motivati ​​dall’odio nei confronti dell’orientamento sessuale della vittima. Quando si tratta di proteggere e riconoscere le relazioni e le famiglie arcobaleno, si registra come l’uguaglianza dei matrimoni è una realtà in 26 Stati, mentre altri 27 garantiscono il riconoscimento dell’unione civile. 28 Stati hanno leggi per l’adozione congiunta, mentre 30 consentono l’adozione da parte dei genitori di persone dello stesso sesso.

Gli appassionati di House of Cards avranno in mente l’episodio in cui un simil Vladimir Putin spiega così la sua legge anti-gay al presidente degli Stati Uniti d’America che lo accusa di non crederci per nulla: «No ha ragione, io non ci credo. Due dei miei ministri di gabinetto sono gay. Il nipote della mia ex moglie è gay ed è come se fosse un figlio per me. Personalmente me ne infischio. […] Ma lei non comprende la Russia signor presidente. Se alla gente non piace il lavoro che stai facendo, ti voteranno contro. Se non piace ciò che sto facendo abbatteranno le statue, spargeranno sangue, ci sarà il caos. La propaganda contro i gay è una legge barbarica? Sì, certo che lo è! Ma la religione e la tradizione per tutto il mio popolo sono valori solidissimi. Questa legge è stata fatta per loro».

È necessario che si aprano davvero gli occhi verso questi popoli oppressi.

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