Mio figlio in rosa: com’è crescere una bambina transgender

«Quando siamo in Italia è spesso Lorenzo, qua in Spagna è per tutti Lori», così Camilla Vivian, madre di Lori, ragazzina transgender spiega la decisione che l’ha spinta ad andare in Spagna per dare la libertà di essere se stessa alla bambina.

Camilla, madre di tre ragazzini, si racconta alle telecamere di Fanpage: «Lori si sente più comoda nel genere femminile, quindi può andare a scuola come una bambina». Sì, perché in Spagna i bambini sono incoraggiati dalla legge a seguire persino a scuola il genere a cui sentono di appartenere. 

«Prima che nascesse Lori avevo l’idea che i transessuali fossero delle persone un po’ matte, che un giorno si svegliano e decidono di cambiare, legate al mondo della prostituzione, ma non mi è mai capitato di conoscere una persona transessuale. Forse il problema è stato quello, per questo io ora mi espongo. Perché il fatto di conoscere fa la diffefenza. Renderti conto che siamo tutte persone uguali e diverse allo stesso tempo, è quello che ti fa rientrare tutto nella norma, che è immensa e racchiude tutti».

Per questo Camilla ha creato il blog Mio Figlio In Rosa, in cui racconta la quotidianità con i suoi figli. Una vita che non è stata tutta rose e fiori, per la famiglia. Avere una bambina transgender in casa non è roba da poco, ovviamente, e la diversità, purtroppo, viene spesso vista con cattiveria, più che considerarla una ricchezza.

Cecilia si è vista dispensare consigli da chiunque, da chi le consigliava di comprare più soldatini e meno bambole a chi dava la colpa della situazione di Lori alla separazione della madre. A Sara, la sorella maggiore, invece, è capitato addirittura di perdere degli amici perché le famiglie di questi non andava bene che si accompagnassero a questa “famiglia degenere”. 

Questo non accade in Spagna. Lori ha i capelli lunghi e biondi, vestiti rosa con le paillettes e a tutti va bene così. Il fatto che sia biologicamente un uomo non ha impedito alle sue amiche di giocare con lei, non ha cambiato nulla. 

«Prima o poi bisognerà iniziare un rapporto come un medico» – dice la madre – «e questo mi fa paura. Temo che in questo mondo di mierda possa sentirsi infelice, trovare degli ostacoli, ma credo che queste siano le paure di ogni mamma». 

Così, mentre in Italia si decide cosa sia famiglia e cosa no, sempre più persone si spostano nella vicina Spagna per avere quei diritti e quelle libertà che qui ci vengono negate.

 

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