Antisemitismo a scuola: «Da grandi riapriremo Auschwitz e vi ficcheremo nei forni»

«Quando saremo grandi faremo riaprire i Auschwitz e vi ficcheremo tutti nei forni». È questa la frase pronunciata da un bambino di 11 anni nei confronti di un suo compagno di scuola di religione ebraica.

Nei giorni scorsi in una scuola media in provincia di Ferrara durante l’ora di educazione fisica, negli spogliatoi due ragazzini hanno aggredito il loro compagno prendendolo per il collo e gridandogli frasi razziste. La vittima, di ritorno a casa, ha riportato l’accaduto alla madre che, in seguito alla sua richiesta di spiegazioni da parte degli insegnanti, ha ottenuto le scuse del bambino e dei suoi genitori.

Il caso è diventato di dominio pubblico a seguito di un post su Facebook di una rappresentante di classe, mamma di una bambina che frequenta lo stesso istituto: «Un grave caso di antisemitismo/bullismo reiterato contro un ragazzino. Intendo combattere perché i bulli di oggi sono i carnefici di domani, non è una ragazzata come molti vogliono farla passare. È un pericoloso campanello d’allarme» sono state le sue parole.

Ad intervenire in seguito è stata la preside dell’istituto che, augurandosi che l’accaduto non trasformi anche i due bambini colpevoli in vittime di un polverone mediatico, generando ferite ancora più gravi, ha dichiarato: «I due ragazzi hanno capito, si sono scusati. Ora devono comprendere che per ogni comportamento c’è una conseguenza. Quale? Lo decideremo nel prossimo consiglio straordinario. Non bisogna minimizzare ma contestualizzare».

Se da una parte i genitori di uno dei due bambini coinvolti si è dichiarata sorpresa dall’accaduto sostenendo di aver educato il figlio ai valori del rispetto e dell’antifascismo, dall’altra Andrea Pesaro, guida della comunità ebraica ferrarese, si chiede: «Dove un bambino può trovare quelle parole? Una nozione cosi specifica, chiara, violenta come quella dei forni? Bisogna capire le radici di questo antisemitismo, da quali canali può essere arrivato fino a raggiungere un bambino».

Certo è che i due ragazzini vadano tutelati, inutile e poco produttivo sarebbe qualsiasi eccesso di aggressività nei loro confronti, ma bisogna interrogarsi sull’origine di questa frase e di queste azioni, sul movente di questi che oggi sono giovani, troppo forse per comprendere la gravità del fatto, ma che saranno gli uomini di domani. Ancora una volta il fallimento è di una comunità intera, incapace di imparare dai propri errori e di trasmettere alle generazioni future il valore del rispetto.

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