Nel tennis come nel calcio il coming out per gli uomini è più difficile

In molti sport, si sa, l’omosessualità è ancora un tabù. Tra questi anche il tennis, seppur con delle confortanti aperture in ambito femminile. Dalla pioniera Billie Jean King – fuoriclasse degli anni 60-70 cui è stata anche dedicata la fortunata pellicola La battaglia dei sessi del 2017 – a Martina Navratilova, passando per Amelie Mauresmo fino ai giorni nostri: sono almeno quattro le giocatrici in attività apertamente dichiarate, tra cui spicca la coppia (in campo e fuori) formata dalle belghe Alison Van Uytvanck e Greet Minnen.

Queste ultime sono infatti la prima coppia omosessuale ad aver gareggiato in doppio a Wimbledon, dove hanno sconfitto il tandem inglese Christie/Swan prima di arrendersi alle sorelle Chan, tra le favorite per il titolo. Ma la principale vittoria è rappresentata dal segnale lanciato, con la speranza che qualcosa cambi anche nel tennis maschile, da sempre avarissimo di coming out: «Ci dev’essere per forza qualche gay nel circuito maschile. Ma personalmente, se fossi un uomo, sarebbe più difficile espormi» ha confessato la Van Uytvanck.

Impressione confermata anche dal top 10 sudafricano Kevin Anderson, secondo cui nel machista circuito ATP ci sarebbe «uno stigma nei confronti dell’omosessualità» e che lo sport dovrebbe essere «più accogliente» per consentire di invertire la tendenza. Posizione condivisa anche dall’attuale numero 1 mondiale Novak Djokovic, che lo scorso anno in un’intervista disse di non avere alcun problema verso eventuali coming out di colleghi. Resta però il fatto che ad oggi risultano “out” solo un paio di ex professionisti americani – Brian Vahaly, onesto mestierante dichiaratosi nel 2017 a dieci anni dal ritiro, ed il belloccio Jan-Michael Gambill, protagonista su Instagram di una romantica dedica al compagno. A quando i prossimi?

 

Foto copertina: LeSoir.be

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