Come i fregni stanno salvando il pianeta dall’inquinamento

Il termine “zucchero sintattico” è stato coniato dall’informatico Peter J. Landin per definire i costrutti sintattici di un linguaggio di programmazione che non sono funzionali, ma rendono la programmazione più “dolce” agli esseri umani. «Basta un poco di zucchero e la pillola va giù», diceva qualcuna.

Vi starete chiedendo cosa c’azzecchino linguaggi di programmazione, inquinamento e fregni. No, la risposta non è che, approfittando della consonanza, sono passato dallo zucchero sintattico alle droghe sintetiche. Oggi vi parlo, insieme a un amico, di un’iniziativa frivola quanto seria. Questo amico si chiama, appunto, Zucchero Sintattico – al secolo Alessandro Bianchi – e ha un blog che, nella remota ipotesi in cui non doveste conoscerlo, vi consiglio di visitare (qui).

Tra le sue divertenti rubriche ce n’è una che prende il nome di Fregni For Future, una licenza poetica che Alessandro si è concesso a partire dallo sciopero globale ambientalista Fridays For Future. È qui che, come nella programmazione, scatta il costrutto dello “zucchero sintattico”: dopo aver attirato la vostra attenzione con un fregno, il blogger vi narra una piccola e simpatica storia che contiene un suggerimento su come rispettare l’ambiente con semplici gesti quotidiani.

Fregni For Future è dunque «un’iniziativa di divulgazione eco-arrapante», come la definisce lo stesso autore, con cui ho avuto una chiacchierata.

Alessandro Bianchi (aka Zucchero Sintattico)

L’intervista ad Alessandro Bianchi

Ciao Alessandro, grazie innanzitutto per aver accettato questa intervista. Non me ne vorranno gli altri, ma innanzitutto vorrei dirti che seguo spesso le tue storie Instagram e sono le mie preferite. Ci racconti com’è nato Zucchero Sintattico e qual è il tuo goal?
Passaparola. Ok, scherzo. La verità è che non ho mai concepito il mio blog come un lavoro, quindi non saprei dire quale sia il mio obiettivo, se non forse divertirmi e, ovviamente, la pace nel mondo. Sono già dieci anni che ci sto dietro e ci scrivo un po’ di tutto: cose che mi succedono, cose che penso sul mondo LGBTQ, cose che vedo in giro e mi piacciono al punto da volerle consigliare.

Tra le tue divertenti rubriche c’è Fregni For Future. Potremmo definirti la Greta della comunità LGBT italiana, che ha deciso di combattere il surriscaldamento globale con i boni anziché lunghi e noiosi viaggi in treno? Scherzi a parte, pensi che le tue storie e i fregni che scegli possano effettivamente smuovere le coscienze?
Vorrei tanto essere almeno un’unghia di Greta Thunberg, che è davvero una grande. Diciamo che Fregni For Future è il mio piccolo contributo alla causa: ci sono alcuni comportamenti che possiamo modificare davvero facilmente. Non costa niente portarsi dietro una borsa di stoffa per andare a fare la spesa, o trovare un modo più ecologico del cotton fioc per togliersi il cerume dalle orecchie! Dobbiamo solo abituarci a farlo, e forse riusciamo ad impararlo prima se il consiglio ambientalista ci viene raccontato attraverso una storia.

Quanto c’è di autobiografico in queste storie?
Mi piacerebbe dirvi che nascondo il vodka lemon nella borraccia di alluminio che porto a lavoro, come fa il Fregno numero 4, ma la verità è che le storie che racconto sono tutte inventate. L’unica cosa vera è che mi impegno personalmente a seguire il più possibile tutti i consigli che raccolgo e che finiscono nella rubrica. Per questo ho comprato una borraccia! Ehm. Per l’acqua, giuro.

Mentre, per quanto riguarda i fregni, come vengono scelti?
Ehi ehi, sono gay: conoscere tutti i manzi di internet fa parte dei miei superpoteri!

Ma questi fregni sono a loro volta attenti all’ambiente? Hai mai indagato?
Beh, una cosa è certa: visto che sono nudi nella maggior parte dei casi, immagino che non ci sia spreco di vestiti. Per quanto riguarda l’inquinamento dovuto al tessile sono fregni a impatto zero!

Ci sono diversi studi scientifici che mettono in evidenza come chi è sensibile ai temi LGBT è più propenso a esserlo anche ai temi ambientali, e viceversa. Ad esempio, uno di questi studi afferma che molti uomini etero non fanno la raccolta differenziata perché mette a repentaglio la loro virilità. Come spiegheresti questo fenomeno?
Premesso che io conosco omosessuali che fanno due lavatrici al giorno ma anche etero che danno i nomi ai bidoni della raccolta differenziata da tanto che ci sono in confidenza, questo è un fenomeno che proprio non mi spiego. Uscire di casa in boxer e ciabatte, con la canottiera macchiata di sugo e la barba non fatta, per portare il sacco della spazzatura nell’apposito contenitore dei rifiuti è una delle immagini più virili che esistano! Scherzi a parte, penso che sia la causa ambientale sia quella LGBTQ siano così urgenti da essere collegate. Se voglio lottare per un mondo migliore, penso sia a renderlo più equo sia più pulito.

Zucchero Sintattico continua, a distanza di anni, a essere un progetto molto seguito sui social. C’è qualcosa di nuovo che bolle in pentola per il futuro?
Da qualche mese ho in testa un podcast che vorrei iniziare a produrre, e in più sto pensando al Checcalendario del 2020, un calendario che ricorda tutte le date per me importantissime, come la giornata mondiale contro l’omotransfobia, o il compleanno di Beyoncé. Visto che non è il mio lavoro ma solo divertimento, posso permettermi di sperimentare un sacco e fare solo quello che mi va.

 

Leggi anche: #GoditiIlPianeta: la campagna di NEG per una pornografia sostenibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *