Uno studio italiano ha analizzato il comportamento di genere dei figli di etero e gay

Un gruppo formato da ricercatori dell’Università di Pavia, dell’Università La Sapienza di Roma e della Universiteit van Amsterdam ha pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics uno studio sul comportamento di genere dei bambini italiani figli di famiglie eterogenitoriali e omogenitoriali.

La ricerca intitolata “Gender Development in Children with Gay, Lesbian, and Heterosexual Parents” ha coinvolto 120 bambini di età tra i 3 e i 9 anni: 40 figli di due papà gay, 40 figli di due mamme lesbiche e 40 figli di coppie eterosessuali. È stato indagato, con rigore scientifico, il loro comportamento rispetto al proprio genere, vale a dire quanto siano “maschili” e “femminili” i loro comportamenti e i loro gusti rispetto a ciò che viene considerato tale dalla società.

Dai risultati dell’analisi è emerso che i figli e le figlie di coppie gay e etero mostrano una minore flessibilità di genere nelle loro attività, nel loro modo di vestirsi e nei loro giochi preferiti rispetto ai figli e alle figlie di coppie lesbiche. In parole povere, i bambini e le bambine che hanno due mamme tendono a essere meno condizionati da cosa dovrebbe piacere a un maschio o a una femmina. I ricercatori concludono affermando che è la presenza (o meno) di un uomo tra i genitori (e non il loro orientamento sessuale) a indurre il bambino a essere più o meno conforme a quello che è – almeno secondo la società – il comportamento di genere.

Una considerazione che va fatta è che la flessibità di genere non costituisce un fatto negativo, a meno che qualcuno non consideri pericoloso che un maschio giochi con le bambole o che una femmina giochi con le macchinine, e che non ha nulla a che vedere con quella che sarà la loro identità di genere e il loro orientamento sessuale. Ma quello che ancora di più dovrebbe farci riflettere e che i figli e le figlie con due papà e quelli/e con una mamma e un papà si comportano esattamente allo stesso modo. Alla faccia del “gender”!

 

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