Facebook ha spiegato perché sono stati chiusi gli account di CasaPound

Nella giornata di ieri, decine di pagine e profili italiani di esponenti di estrema destra sono scomparsi dai social di Zuckerberg, Instagram e Facebook. Tra questi le pagine nazionali di CasaPound e Forza Nuova, oltre a molte di quelle locali, e gli account dei leader Gianluca Iannone, Simone Di Stefano e Roberto Fiore.

I neofascisti non hanno perso tempo, parlando di censura sull’unico social rimasto a disposizione: Twitter. Oltre a prendersela con la multinazionale, gli esponenti di CasaPound e Forza Nuova si sono avvalsi del complotto. Hanno infatti ipotizzato (con non poca fantasia) che dietro alla chiusura delle loro pagine ci fosse lo zampino de Governo Conte bis, contestato proprio ieri in una manifestazione organizzata da a Montecitorio dalla terza e quinta forza politica in Parlamento, Lega e FdI. Una manifestazione in cui si chiedeva “più democrazia” ma in cui sono stati fotografati diversi saluti romani.

Simone Di Stefano ha parlato di «Un segnale chiaro di censura che per ora colpisce noi, ma indirizzato a tutta l’opposizione al Governo PD/5Stelle», a cui ha fatto eco Andrea Bonazza, collaboratore regionale di CasaPound in Trentino-Alto Adige: «Il nuovo governo giallo-rosso Non ha perso tempo a eliminare l’opposizione…». Dove l’azione di una nazionale viene associata al governo e dove l’opposizione “eliminata” è quella di partiti che alle ultime elezioni si sono fermate allo “zero virgola”.

L’oscuramento delle pagine è stato accolto con favore dagli antifastisti sul web. Tuttavia, Emanuele Fiano (deputato e Responsabile nazionale delle riforme del PD), insospettito dalla drastica decisione, ha detto di volerne sapere di più: «È un fatto molto pesante, non può essere un caso, all’origine del quale devono esserci ragioni gravi. Vogliamo capire».

Sempre ieri è arrivata la replica di Facebook a chiarire i motivi della chiusura degli account: «Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Per questo motivo abbiamo una policy sulle persone e sulle organizzazioni pericolose, che vieta a coloro che sono impegnati nell’”odio organizzato” di utilizzare i nostri servizi». Il social network ha inoltre specificato che la propria policy contro l’odio è «indipendente dall’ideologia o dalla motivazione».

L’odio organizzato non è dunque gradito da Zuckerberg, sarebbe ora che chi chiede democrazia per limitare la libertà altrui (e con la nostalgia del regime fascista) se ne faccia una ragione.

 

Foto copertina: R. Boccagna su Hipster Democratici HD

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